Il Re Re


Dopo aver letto tutti i libri di Alessandro Bergonzoni e dopo aver visto i suoi spettacoli, la mia contorta mente ha partorito fisicamente il seguente breve racconto…


Introduzione – L’assopirsi

Domare è l’arte di fare case o di amare il Do al mare? Perchè assopirsi appartiene concettualmente solo agli assi? Non so, un quadripirsi, un cuoripirsi amplierebbe le vedute. Soprattutto se l’asso si assopisce nella manica. “Ma non voglio andare in Inghilterra!”, disse l’asso con sguardo fiero nella manica, rivolgendosi alla sua amica Anica (Amnica per gli amici). Giustamente, anche perchè una camicia cosi’ grande costa troppo. Se l’asso incontra un altro asso, l’altro gli assomiglia per forza o per volontà?

Assomigliare è la loro unità di misura. Ci penso su. Ci penso giu’. Un sali e scendi del pensiero. Quante miglia ci sono in un assomiglia? Apparentemente una. Una assomiglia, due assomiglie, tre assomigli. Una sorta di coniugazione verbale a distanza. Una vera e propria comunicazione tra due assi nella manica. Come si potrebbe chiamare qualcosa del genere? Asse assorto? Asse assopito? E no, non dormire proprio ora, sul piu’ bello, che stavamo entrando nel discorso per poi non uscirci piu’, e se proprio volevamo uscire, potevamo scegliere un altro tema. Non so, i temi, i titoli, i titoli dei temi.

Titolo del tema: ma perchè i temi hanno i titoli? Come se il titolo fosse piu’ importante del tema stesso. Grande, al centro, avanza, tira dritto negli occhi del lettore un’immagine che gli rimane impressa, scolpita nel celebro per tutto il tempo dedito alla lettura del tema, facendogli credere che quello sia il tema principale del tema, ma in realtà non lo è. Il titolo del tema, glie lo do io, glielo voglio dare io, dopo che io ho letto tutto il testo, non prima.

E’ come dare un interpretazione anticipata. Un pregiudizio dialettico, lessicale. Tu ascolta, scrivi un testo, me lo fai recapitare, non decapitare, altrimenti mi rimane solo un corpo vuoto sul foglio e poi io me lo leggo, me lo godo, e alla fine, non alla fine dell’ inizio, gli assegno un titolo, che rimane mio. Come? No, non te lo recapito. Io egoista? Se sono egoista, questo lo vediamo piu in là. “E’ proprio piu’ La che di qua” disse il Do al quel tal del Re.

Il Re Re

C’era una volta un re di nome Re, che sapeva come godersi la vita. Trascorreva intere giornate facendo saltare il disco, cantando, fischiettando solo e sempre la stessa melodia, con la stessa tonalità. Sib#11. Ora, un bel giorno il Si si infurio’ a causa del Re. I rapporti di parentela vanno chiariti ed essere ben definiti. Non è possibile che il re Re usurpi in tal modo del suo potere.

Era su tutte le furie, ovvero cavalcava una flotta di cavalli ononimi, e cercava velocemente il Re. Ma non ci riusciva. Provate voi ad essere su tutte queste furie, e contemporaneamente raggiungere il Re. Considerando il fatto che alcuni cavalli sono piu’ veloci di altri e gli altri cavalli sono piu’ brutti degli originali. Insomma una riunione di altri cavalli. Ma che fate voi qua? A quel punto il Si disse a e su tutte le furie: “Ragazzi, non mi fate arrabbiare anche voi che sono già su di giri.” Un cavallo, con l’hobby della medicina e del cabaret, rispose: “Spero non 33”.

Ora il disco saltellava felice accanto al fiume li vicino, come di consueto, ascolto’ il tutto nascosto in un citofono che pesava troppo, un grammofono. “Solo il re Re mi fa saltare tutti i giorni in maniera felice e spensierata.” penso’ il disco. “Ora il Si vuole farmi girare 33 volte. Questo significa solo una cosa… Si vuole ucciderMi!”

Il disco, immerso da questi pensieri, viene ora preso dal Panico, un fuorilegge che vive nella foresta e che passa quando e dove vuole lui. Panico era il fratello di Anica. Panico per gli amici. Pan per gli amici greci fornai. Un tipo strano che arriva quando meno te lo aspetti. Il panico afferro’ in corsa il grammofono e fuggi’ via, non facendosi notare nè dal Si nè da tutte le furie, che erano solite a quell’ora del giorno ad incrociare gli occhi. Era il loro hobby preferito, cercare di guardarsi a vicenda incrociando i bulbi oculari allo stesso tempo. Un incrocio di sguardi micidiale. Questo masochismo li divertiva di giorno in giorno. Il disco, si sentiva sballottare, smuovere all’ interno del grammofono come fosse un Gin, tonicamente contro l’intonaco dello stesso intonando tutto in tondo un tintinnio terso di suoni avulsi sussurati. Uno schifo di sinfonia piu’ la somma delle stonature.

Per tutto questo Disc (il vero nome del disco) si sentiva demoralizzato, depresso, abbattuto a terra. In quel di mentre, Pan era ormai al soglio della soglia della sogliola, che viveva nel km 29 del fiume Ium, fiume delizioso che sapeva di caramello.

Mello

“Cara Mello, ti scrivo questa missiva per informarti degli nuovi sviluppi. Le foto sono riuscite, ma non troppo bene. Spero che ti vada bene lo stesso (anche se a me non interessa un granchè). Per il pagamento dammi un colpo di telefono e non dare la colpa a Palomba.

Saluti, Oto, il fotografo.”

Mello era una signora di mezza età, tra et e tà, che aveva la passione per la fotografia. Nel villaggio era molto conosciuta, per le sue foto a dir poco scadenti, ma anche famosa per i suoi pagamenti in natura. Lei pagava solo all’ interno di una sequoia, al centro della foresta, a dieci km nord ovest del villaggio, adibita per ricevere i suoi compagni di affari, per risolvere situazioni finanziarie scomode a tavolino. O meglio a comodino. Appena entrato nel covo, a sinistra si beava un comodino scomodo che si gondolava nella fresca ed umida temperatura interna dell’ albero. Aveva problemi con la resina residua, creandogli una sorta di asma cronica, ma ormai ci aveva fatto il callo. I piedi si erano talmente gonfiati dai calli causati dalla resina, che ormai era diventato un tuttuno con la corteccia cerebrale dell’albero. Una sistemazione intelligente, per farla breve. E comoda anche per Mello.

Mello in realtà si chiamava Calla, nome datogli dalla madre partorita nella sequoia sul comodino. Ma all’anagrafe lavorava quel giorno una ragazza orientale sordomuta di propilene, che indossava tutto l’anno, anche quando la temperatura raggiungeva i 37 gradi Celsius arcoseno tangente allo sportello. Praticamente una corrotta, che adorava fare le immersioni nel fiume Ium. Data la sua scarsa conoscenza della lingua lei ogni volta che andava verso il fiume diceva a tutti coloro che incrociava nella sua via: “Sto andando a fare delle iummersioni”. Addirittura Disc, mosso a pietà, gli registro’ una lezione dove per 3 ore e mezza veniva ripetuta la frase “Immersioni, non iummersioni”. Ma non servi’ a nulla. Comunque sia, per colpa di Palomba, e soprattutto per farla breve, Mello si chiamava Mello anzichè Calla.

Palomba

Palomba aveva sempre colpa di aver colpa. Una colpa al quadrato. Infatti molti dei suoi amici unici cercavano di fare quadrato intorno a lei ogni volta che si trovava in difficoltà. E ci si trovava spesso come una risma di carta. E con una certa facilita' quasi imbarazzante. Ma la difficoltà è facile da vedere o è la facilità cieca? La facilità puo' conoscere la felicita'? Ma soprattutto come si imbarazza la facilita'? Queste domande assillavano gli assi assopiti ma soprattutto Palomba. Che oltre a provare a liberarsi dal quadrato degli amici unici aveva la passione per i rebus. Di cui ne collezionava molti.

Rebus

I rebus erano voluti fortemente dal re re, che sperava di risolvere il problema della congestione ingenita delle strade. Per questo creo' una propria linea di trasporti. I rebus passavano in base alla temperatura media giornaliera. In estate passavano molto raramente mentre in inverno potete immaginare che caos si veniva a creare. Il problema era soprattutto se la temperatura media andava sotto zero. I rebus dovevano passare praticamente in anticipo creando dei vuoti spazio-temporali inaspettati e difficili da gestire, soprattutto per i clienti. Prendendo il rebus in inverno si arrivava a destinazione prima di essere saliti nel rebus stesso. E un altro problema sorgeva dall'obliterazione del biglietto, valido solo per 33 minuti, ma non -33 minuti. (ndr: Disc spingeva sul fatto che dovevano durare al massimo 33 minuti). In quel periodo dell'anno le linee ingrassavano le casse dell'azienda soprattutto grazie alle multe zuccherate nel fiume Ium. Tali casse erano esageratamente grasse e gradasse. Le casse grasse piacevano molto agli assi, che non erano ne grassi ne gradassi.


ENIF / FINE

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